Miracolo a Le Havre [Le Havre - 2011 - 93 min.]


I protagonisti sono una coppia modesta, che sopravvive in un quartiere della periferia di Le Havre, grande porto del nord della Francia.  Marcel ha lasciato la letteratura per fare il lustrascarpe - per essere più vicino alla gente - almeno dice lui.  Sua moglie Arletty è una donna immigrata che, con grande dignità, tiene la casa e gestisce le poche entrate.  Il quartiere sembra fatto per questa coppia stile anni '60, con drogheria, fruttivendolo e "bistrot" che fanno volentieri credito (la solidarietà del quartiere è uno dei tanti valori del film).  Tutto sembra funzionare bene fin quando, su un registro più contemporaneo, Idrissa fugge da un container di immigrati clandestini ed è ricercato dalla polizia.  Marcel si imbatte nel giovane gabonese e decide di aiutarlo.  Dalla routine e la modestia del lustrascarpe, l'uomo si trasforma allora pian piano in un'altra persona.  La solidarietà diventa il filo conduttore del racconto, con tutta la fantasia che la vera generosità può "sbrigliare".
Miracolo a Le Havre - come parecchi film usciti nella stessa stagione - ci trasmette fede nell'umanità, generosità, energia per affrontare la vita.  E il tutto senza illusioni o sentimentalismi.
Il film si presta a un dibattito sull'immigrazione, ma soprattutto a come mettere in moto quella generosità che è nascosta in ciascuno di noi.   Dai 14 anni in su.

Lo scafandro e la farfalla [2007 - 112 min.]

[Le scaphandre et le papillon]
A Jean-Dominique -colpito recentemente da ictus - è rimasto un unico modo di comunicare con il mondo : il movimento di una palpebra.   L'occhio sinistro è diventato il punto d'incontro tra una vita interiore - più ipotizzata che recepita da chi gli sta accanto - e un ambiente circostante che sembra allontanarsi terribilmente.
Di quel mondo esterno facevano parte il lavoro di manager della rivista di moda "Elle", i soldi, una famiglia, l'amante.  La prova lo scava senza pietà, facendo emergere una profondità che ci è restituita dal regista Julian Schnabel con una rara maestria.   Jean-Dominique Bauby è un personaggio reale che è riuscito a "dettare" un libro sulla la sua esperienza attraverso i movimenti di una sola palpebra.  Trasformare quel testo in un film di una tale qualità, è una prova di coraggio è di grande talento.
Lo scafandro e la farfalla riesce a trasmetterci anche il coraggio di Jean-Dominique, oltre la sua sete di vivere.  Ci apre larghi spazi di dialogo sulla coscienza umana, oltre che sul modo di rapportarci tra sani e malati.   Dai 16 anni in su.

Departures [Okuribito - 2008 - 130 min.]

Daigo, violoncellista agli inzi della carriera, vede morire i suoi sogni quando l'orchestra in cui suona viene sciolta per motivi economici.  La vendita del violoncello e il ritorno al paese natale con la giovane moglie marcano quello che appare un gran fallimento.  Nella ricerca frettolosa di un lavoro, Daigo si lascia convincere da uno strano e distinto signore a provare un lavoro redditizio ma un po' vago.  Si ritrova così a preparare i cadaveri prima che vengano messi nella bara per l'utimo viaggio.  L'okuribito - letteralmente il salutare qualcuno che parte in viaggio - è un'arte praticata in Giappone da millenni.  Daigo si mette alla scuola del suo anziano e solenne maestro e ci aiuta a entrare nell'intimità delle famiglie in lutto.  Ma quello che potrebbe essere una pratica morbosa, si rivela un'esperienza di libertà e un grande inno alla vita.  E' proprio questo uno degli aspetti geniali del film : si parla di lutto e di morte ma con una tale delicatezza e grandezza d'animo che ogni sequenza fa crescere in noi la gioia di vivere.  Il film poi è così ricco che si presta a un dialogo su tanti altri argomenti.  Uno è il perdono, perchè Daigo alla fine accetta di occuparsi del padre, che aveva abbandonato la famiglia tanti anni prima.  Un'altro tema è la vocazione, anche intesa in senso "laico", come un ruolo che la vita ci assegna alle volte ben al di là delle nostre aspirazioni e dei nostri progetti.  Anche le relazioni tra i personaggi si prestano ad un'analisi approfondita : i rapporti si costruiscono durante tutto lo svolgersi del racconto grazie a piccoli gesti, attenzioni, oggetti simbolici.  Un vero antidoto a Facebook !  Non mancano l'umorismo e una grande qualità estetica, sottolineata da una colonna sonora eccellente.
Si consiglia di preparare bene il pubblico, sia per il soggetto trattato che per il ritmo lento.  Dai 16 anni in su.
mymovies [it]

Ponyo sulla scogliera [2008 - 100 min.]

[Gake no ue no Ponyo]
Hayao Miyazaki ("il Castello errante di Howl") ci fa entrare, in qualche minuto, in un mondo magico e poetico, in equilibrio tra realismo e pura invenzione. Le immagini sono molto curate, i colori sontuosi, e siamo ben lontani dal tutto-computer degli studi Pixar.
Il film si presta a un dialogo su almeno due argomenti : l'amicizia con il "diverso", soggetto sempre più attuale nelle società multietniche.   E poi l'ecologia : nella storia di Ponyo, si rompe infatti il delicato equilibrio tra terra e mare, con conseguenze imprevedibili.
Una scena mi ha particolarmente colpito: la spensieratezza e la gioia con cui Ponyo corre sulle onde e sulla schiena di grossi pesci scuri nel momento in cui decide di diventare bambina (da pesce che era). Entrare nelle storie di Hayao Miyazaki, cosí diverse dai modi di narrare a cui siamo abituati in occidente, è una vera esperienza di libertà.   A partire dai 6 anni.

Le Nevi del Kilimangiaro [2011 - 107 min.]

[Les neiges du Kilimandjaro]
Siamo in una grande città (Marsiglia) in tempo di crisi.  Michel, rappresentante sindacale degli operai del porto, viene licenziato per tiraggio a sorte, insieme a una ventina di compagni.  La moglie, fedele compagna da 30 anni, sbarca il lunario con lavori a domicilio.  Per il loro anniversario di matrimonio ricevono da parenti e amici una cospicua somma di denaro e due biglietti aerei per una vacanza da sogno alle pendici del Kilimangiaro.  Ma la sera due rapinatori - che evidentemente sanno del malloppo - portano via il prezioso regalo, traumatizzando violentemente la coppia e due amici presenti in quel momento.  Michel scopre che uno dei due rapinatori è un ex-collega di lavoro, anche lui licenziato, con alle spalle una situazione famigliare catastrofica.  Nonostante il tentativo di comprensione e riconciliazione di Michel, il rapinatore - ormai in prigione - gli sputa in faccia tutta la rabbia che viene da una condizione sociale  senza alternativa.  Partendo da un'esigenza di giustizia - quindi di punizione per il malfattore - Michel, la moglie e la coppia di amici, fanno un percorso di comprensione e riconciliazione che va ben al di là della legge umana.  In bilico tra  vendetta e giustizia, responsabilità e perdono, l'impegno militante di sinistra si trasforma in un umanesimo di una rara profondità.
Ecco quindi un semplice-grande film per parlare della giustizia nel nostro quotidiano.  Da notare anche che sceneggiatura e attori sono eccellenti.
Profilo del regista Robert Guédiguian [fr]
sentieridelcinema [it]
revue-etudes [fr]
timeout [en]
critikat [fr]

L'Arte di Vincere [Moneyball - 2011 - 126 min.]

Le Stratège - Lo Stratega - titolo scelto per la versione francese, riassume bene il ruolo di Billy Beane (Brad Pitt), allenatore di una squadra di baseball votata alla mediocrità a causa dei budget di funzionamento limitati.  Alla fine della stagione 2001, Billy si vede portar via per un'ennesima volta gli uomini migliori.  Tra frustrazione per la storia passata - aver rinunciato con difficoltà agli studi per lo sport, le delusioni delle sconfitte recenti e con un carattere tutt'altro che facile, il manager della Oakland Athletics' prepara il campionato 2002 con disincanto.  L'incontro fortuito con Peter Brand (il geniale attore Jonah Hill) lo porta a cambiare completamente la strategia della scelta dei giocatori.  Peter, un neolaureato in economia, lo convince che i calcoli fatti dai manager per accaparrarsi i giocatori migliori non tengono conto di tutti i parametri delle statistiche.  Contro il parere dei colleghi, Billy ingaggia allora giocatori poco quotati o in fine carriera.  Anzi, non esita a vendere qualche buon elemento, sia per motivi economici, ma soprattutto perchè chi eccelle fa ombra ai meno brillanti, impedendo loro di dare il massimo.  Dunque un film privo di buoni sentimenti, ma che ci dà una grande lezione sul gioco di squadra, dove ognuno deve trovare il suo posto, senza imitare un modello, ma dando il meglio di se stesso.
Un'ottima occasione per dialogare sul lavoro d'equipe, nello sport e ben al di là.
inrocks [fr]
lemonde [fr]
mymovies [it]

Amazing Grace [2006 - 117 min.]

Amazing grace! How sweet the sound
That saved a wretch like me.
I once was lost,

but now am found,
Was blind but now I see.

Grazia sorprendente!  Lieta melodia
che ha salvato una miserabile come me!
Un tempo ero perduto,
ed eccomi ritrovato.
Ero cieco ma ora ci vedo.

Il famoso inno "Amazing Grace" fu composto da John Newton, mercante di schiavi convertito poi al cristianesimo.
Siamo alla fine del 18° secolo e il popolo inglese prende pian piano coscienza dell'ingiustizia della tratta degli schiavi. In particolare il deputato William Wilberforce, protagonista del film, porta avanti per anni, in parlamento, una battaglia contro la barbarie della schiavitù. Se la sua esperienza spirituale lo spingerebbe piuttosto a ritirarsi dal mondo, gli amici lo convincono che potrà servire Dio ancora meglio mettendo i suoi talenti al servizio della politica. John Newton, partendo dalla sua esperienza di ex-negriero convertito, lo incoraggia poi a liberarsi di un pietismo in fondo in fondo egoista. Il perdono, innanzi tutto di se stessi, diventa un passaggio importante per assumere le proprie paure.
Anche per chi non crede, la condotta pragmatica di William Wilberforce può essere un esempio luminoso. È la storia di un uomo che si gioca tutto, superando le proprie debolezze, per un grande progetto di giustizia sociale.  L'ascolto attento di una donna - sua futura moglie - l'amicizia sincera e tumultuosa con il primo ministro, un'associazione che si batte contro la schiavitù, danno poi corpo a una "squadra" senza la quale William Wilberforce non ce l'avrebbe fatta.   Il film si presta particolarmente a un dialogo sulle scelte personali e sull'importanza del lavoro d'equipe.
(Ha collaborato Elisabeth Ohlbock)

Machuca [2004 - 119 min.]

"Machuca" è il cognome di Pedro, undicenne originario di una baraccopoli nella periferia di Santiago del Cile. Pedro diventa amico di Ponzalo, vicino di banco a scuola, figlio di borghesi dei quartieri ricchi. L'idea di "mescolare" le classi sociali viene da padre McEnroe, direttore della scuola privata chic della città. L'idealismo naif del religioso, che vorrebbe insegnare il rispetto reciproco ai ragazzi, si scontra con una realtà complessa. Siamo agli inizi degli anni '70 e la società cilena è in effervescenza. Il governo del presidente Salvador Allende – primo leader marxista eletto democraticamente in Sud America – incontra un'opposizione sempre più aggressiva delle classi agiate, che non esitano a scendere in piazza.  La scontro di classe è visto attraverso gli occhi dei due giovani protagonisti. Il loro incontro porta sorprese e scoperte, sia a livello sociale (le case, i vestiti, le occupazioni quotidiane) che affettivo (i primi baci con la cugina di Pedro). Il golpe del generale Pinochet e la conseguente dittatura militare avranno degli effetti drammatici su un'amicizia ancora "giovane".
Il film è molto interessante per un cineforum, sia per la sua dimensione sociale, sia per aprire un dialogo sulle scelte personali e la "costruzione" di un'amicizia duratura.
filmup [it]

This Must be the Place [2011 - 118 min.]

Cheyenne (Sean Penn) ha lasciato la scena rock da vent'anni, dopo che le sue canzoni hanno ispirato il suicidio di due adolescenti. Sempre sull'orlo della depressione, la star irlandese invecchia nella noia più nera, trascinandosi dalla dimora di lusso a un centro commerciale dei più banali, all'ufficio del broker che gestisce il suo portafoglio in borsa.  La pazienza e la vivacità della moglie non bastano a scuoterlo dal torpore.   Poi arriva la notizia della morte imminente del padre che vive a New York, e con il quale Cheyenne ha tagliato tutti i ponti da almeno 30 anni. Il funerale è l'occasione di ritrovare le sue radici ebree e la scoperta dell'ossessione con cui il padre aveva cercato un criminale nazista per tanti anni.  Il viaggio iniziatico attraverso gli USA per completare l'opera del padre diventa allora occasione per riconciliarsi – almeno interiormente – con la figura paterna.  Questa riconciliazione fa cadere la maschera della rock star, che ritorna a Dublino trasformato e pronto ad affrontare la realtà con uno sguardo positivo. 
"Mi piaceva l'idea di girare un romanzo sulla formazione di un uomo di 50 anni: veder progredire un bambino di 50 anni che, alla fine del film, diventa veramente un uomo" (intervista del regista Paolo Sorrentino in Positif).
Di una grande qualità cinematografica, l'itinerario di quest'uomo depresso, che cresce e ritrova il senso della vita penetrando il mistero del dramma paterno, ha un'estetica peculiare, che ha lasciato alcuni critici perplessi. Tra meditazione e humor, Cheyenne è un poeta che gli adolescenti apprezzeranno in modo particolare.  Per il tono del racconto e la colonna sonora eccellente (David Byrne dei Talking Heads è presente con un pezzo magnifico), il film sarà una buona base di discussione con i giovani.
mymovies [it]


Habemus Papam [2011 - 104 min.]

Quest'anno vari film hanno affrontato argomenti seri, anche gravi, attraverso la commedia e l'ironia. Emergono in particolare delle problematiche legate alla religione : Et maintenant on va où? che tratta dei rapporti tra cristiani e musulmani, When Pigs Have Wings che tratta dei rapporti tra musulmani e ebrei. Con Habemus Papam Nanni Moretti affronta il problema del peso della responsabilità del Papa. Nientemeno!  Ma non si ferma li.  Il tema scelto diventa occasione - anzi pretesto - per scandagliare gli stati d'animo di un uomo che viene messo di fronte a un'immensa responsabilità.
Il Papa appena eletto, al momento di presentarsi alla folla radunata in piazza San Pietro, non se la sente. Ha accettato la nomina dei Cardinali chiusi in Conclave, ma è assalito dallo sgomento davanti al compito che lo attende. Si decide di far intervenire un grande psicoanalista, che non può fare un granchè visto i condizionamenti imposti dai Cardinali.   Il Papa, approfittando di un'uscita "terapeutica" dal Vaticano, scappa e vaga per Roma per alcuni giorni. Vari incontri con la gente comune amplificano tratti del carattere dell'uomo chiamato a succedere a Pietro, con una profonda presa di coscienza delle sue debolezze.
Il Papa poi (interpretato da un sempre più grande Michel Piccoli) non è un uomo che dubita della propria fede. (…) Questo Papa, dallo sguardo intenso e dal sorriso luminoso, non è un pavido ma un umile. Conosce i propri limiti e anche le proprie passioni. È da questa consapevolezza che, progressivamente, gli deriva una grande forza. (…) Il Papa di Moretti si interroga e ci interroga, laici e credenti (MyMovies).
In Italia il film ha suscitato reazioni appassionate, non sempre nello spirito del dibattito civile.  All'appello di certi cattolici un po' costipati al boicottaggio del film, Nanni Moretti ha consigliato innanzitutto andare a vederlo...  Se lo scopo del cineforum è confrontarsi con persone che hanno le idee diverse dalle nostre per crescere insieme, questo film è molto appropriato.  Una buona pellicola dunque (oltre 700 mila spettatori solo in Francia), divertente e profondo, per dialogare sulle responsabilità piccole o grandi di chi ci governa, ma anche su quelle che ciascuno di noi deve assumere ogni giorno.
lemonde [fr]

I guardiani del destino [2011 - 106 min.]

[The Adjustment Bureau] 
Questa favola moderna racconta la storia di David Norris (Matt Damon) che è destinato a diventare Senatore negli USA. L'incontro "casuale" con la ballerina Elise (Emily Blunt) - un vero colpo di fulmine - ispira la sua campagna elettorale.
Ma quella che potrebbe essere una grande storia d'amore è "disturbata" dagli interventi di "uomini grigi" - i guardiani del destino - che sembrano obbedire a un opaco presidente, vero deus ex machina, che pianifica il destino degli uomini.
I piani del presidente sono però sconvolti dalla fiducia che i due protagonisti mettono l'uno nell'altro: l'amore vero non guarda a se stesso ma è pronto a perdere tutto per l'altro.   Questo atteggiamento libera il cuore e la mente di chi si sente stretto in uno schema di vita troppo rigido e induce un cambiamento del nostro quotidiano.
La trama ricorda il magnifico romanzo Momo, con la differenza che nella storia raccontata da Michael Ende gli uomini grigi vogliono prendere qualcosa agli uomini (il loro tempo), mentre
i guardiani del destino agiscono per realizzare il bene degli uomini.
Il film - un thriller sentimentale di buona fattura - pone la domanda del destino dell'uomo come percorso predeterminato, sia nella nostra storia personale, sia dell'umanità nel suo insieme.
(Ha collaborato Elisabeth Ohlbock)
lepoint [fr]
mymovies [it]

Acque Silenziose [Khamosh Pani - 2004 - 105 min.]

La separazione del Pakistan dall'India nel 1947 fu un dramma per milioni di famiglie costrette a migrare.  Attraverso il dramma di Aisha, il film ci racconta lo sviluppo del fondamentalismo islamico in un pacifico, piccolo villaggio.  La donna, dopo essere rimasta vedova, fa del suo meglio per educare il figlio Salim.  Quest'ultimo si lascia influenzare da un gruppo di attivisti integralisti islamici.  L'ansia della donna non viene però solo dalla brutta piega che prende Salim, ma da ricordi molto vivi di quand'era ragazza, al momento della separazione (fatti suggeriti con efficaci flashbacks).  La visita al villaggio di un gruppo di pellegrini Sikhs complica ancora i rapporti tra la pacifica popolazione locale e i giovani fanatici islamisti venuti da fuori.   Il tocco della regista, lei stessa pakistana, dà un tono particolarmente genuino al racconto e rende delle atmosfere familiari a chi è passato, almeno brevemente, dal subcontinente indiano.  Anche se il film non è un capolavoro, resta un'opera interessante e molto valida per un dialogo sulla tolleranza, religiosa e non.

The Village [2004 - 108 min.]

Questo film è pervaso da un'atmosfera inquietante, una specialità del regista  Night Shyamalan (famoso per Il Sesto Senso) Ma "più che un film "di paura", The Village è un film sulla paura", scrive la Repubblica.
E' la storia di una comunità che si chiude su se stessa per preservare i propri valori, per salvaguardare una certa purezza.  Ma il male non viene dal di fuori ...
Il rifiuto della modernità e del contatto con il "diverso" non basta infatti a farci rimanere "buoni".  E' l'amore, altro tema dominante del film, che ci aiuta a superare le nostre paure - personali o collettive - e a andare al di là di noi stessi. Questo amore è incarnato da una giovane non vedente che, con il suo coraggio e la sua tenacia, ci mostra che l'essenziale è invisibile agli occhi.  Il film è una bella parabola sulla crescita personale e sul bisogno esistenziale che ha ciascuno di noi di aprirsi agli altri.
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Reign Over Me [2007 - 124 min.]

"L'amore regni su di me"
Sulla strada asciutta e polverosa
Le notti che passiamo da soli in disparte
Ho bisogno di tornare a casa alla fresca fresca pioggia
Le notti sono calde e nere come l'inchiostro
Non riesco a dormire e disteso penso
O Dio, ho bisogno di un sorso di fresca fresca pioggia

(canzone del gruppo The Who. Parole con trad. su Pearljam)

Nel suo labirinto buio e senza uscita, Charlie, che ascolta di continuo la canzone degli Who, aspetta un sorso di pioggia fresca.  Dalla morte della moglie e delle figlie nell'attentato dell'11 settembre 2001, il suo orizzonte si è chiuso in un autismo disperato, nello sforzo di non ricordare.  Alan, un ex-compagno di università, incontra Charlie per caso e fa di tutto per aiutare l'amico.  La sua posizione sociale crea varie situazioni imbarazzanti.  Alan infatti è ormai integrato nella buona borghesia newyorkese, grazie anche al successo professionale.  Charlie è mosso dalla rabbia, l'incertezza, ma soprattutto ha perso tutti i punti di riferimento (passa giornate intere davanti alla playstation).  Il film è un'ottimo spunto per un dialogo sull'amicizia: fin dove si possono sopportare i capricci (apparenti) dell'amico?  Cosa siamo pronti a sacrificare per andare incontro sinceramente all'altro?  Il film non è per tutti.

voir.ca [fr]
wikipedia [it]
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Iene [Hyenas - 1992 - 110 min.]

La prima volta che ho proposto questo film per un cineforum - con africani di diversi paesi presenti - mi aspettavo un dibattito sui valori dell'Africa di ieri e di oggi. Se il dibattito c'è stato, con una bella partecipazione, la storia del villaggio di Colombane in Senegal (villaggio nativo del regista) ha fatto reagire innanzi tutto una giovane norvegese presente in sala. Qualche tempo prima Astrid aveva dato un esame di tedesco sul romanzo "La visita della vecchia signora" dello svizzero Friedrich Dürrenmatt da cui è tratta la sceneggiatura del film "Iene". Che sorpresa, per lei e quindi per la sala, scoprire che una vicenda ambientata in Svizzera può essere anche la storia di una comunità senegalese.
Personalmente, ero stato conquistato innanzitutto dalle atmosfere. Con pochi mezzi e un grande talento, il regista Djibril Mambéty ci fa vibrare al contatto con la gente di Colombane, piccola comunità in grande difficoltà economica. Il ritorno di Linguere, una donna nativa del villaggio che ha fatto fortuna all'estero, accende la speranza di un suo intervento generoso per salvare l'economia del villaggio.
Ma la "signora" ha ben altri piani: corrompere gli abitanti per ottenere vendetta dell'uomo che l'aveva svergognata costringendola poi a scappare dal paese. Fin dall'inizio "Iene" ci porta molto lontano dal modo occidentale di raccontare una storia, di rappresentare dei personaggi. In particolare l'eroe del racconto, Dramaan Drameh ha un legame ancestrale con la sua gente che all'inizio lo vuole fare sindaco. L'ambiguità del cuore umano viene alla luce con il cambiamento sottile della gente che, corrotta dai beni materiali, vorrà poi la scomparsa dell'eroe.
Il film è anche una critica aperta del capitalismo, con i peggiori aspetti del consumismo, che non risparmia i valori millenari dei paesi africani.
Importante la presenza di vari animali che punteggiano le fasi del racconto, e che sono, a momenti, simbolo del comportamento dei vari personaggi. Per esempio degli elefanti che iniziano e chiudono il racconto, segno che l'umanità avanza comunque, nonostante sbagli e debolezze.
Da notare la qualità della colonna sonora composta da Wasis Diop.
[Con la collaborazione di Jeanne Kabanga e Marcellus Nkafu]

S1m0ne [2002 - 115 min.]

S1m0ne è una commedia molto piacevole, anche distensiva, e allo stesso tempo ricca di spunti per un dibattito. Il regista Viktor Taransky (un eccellente Al Pacino) è sotto stress : da un lato la star del suo ultimo film fa dei capricci isterici, dall'altro la produzione - con a capo la sua ex-moglie - gli impone delle condizioni di lavoro che lui, in coscienza, non può accettare. Una volta licenziato, mentre sta sbarazzando lo studio di produzione del materiale girato (le "pizze" di pellicola) un informatico in fin di vita gli propone di sperimentare un programma che permette di creare un'attrice virtuale.  L'attrice avrà un successo strepitoso, che andrà ben al di là di quello che il regista può prevedere.
Se oggi siamo ormai abituati a attori virtuali - per esempio gli effetti speciali de L'alba del Pianeta delle Scimmie rendono gli scimpanzé di un realismo sorprendente - S1m0ne sembra ambientato piuttosto fine anni '70, quando la differenza tra reale e virtuale era ancora ben visibile allo schermo.  Si capisce quindi l'incredulità che suscita Viktor quando spiega che S1m0ne in realtà non esiste...
Il film si presta quindi a una lettura multipla.  Intanto il rapporto star/produzione/regista, anche se a tratti esagerato, ci porta al cuore del funzionamento delle "majors", i grandi studi di produzione cinematografica.  I dialoghi - e monologhi - di Al Pacino illustrano bene aspetti importanti della storia di Hollywood.  La scomparsa (una morte prematura) e il ritorno di S1m0ne è proprio ciò che avvenne alla prima star del cinema (vedi divismo).  Il comportamento isterico dei fan, alimentato da giornalisti senza scrupoli, ci mostra alcuni dei limiti dell'industria dello spettacolo.  Ma l'argomento fondamentale per un dibattito sta nel rapporto di ognuno di noi al virtuale, pensiamo in particolare alle reti sociali (Facebook ecc.).
E' la figlia di Viktor che porrà la domanda fondamentale : ma chi ha mai veramente incontrato S1m0ne? Ci si accorge allora che tutti i rapporti con la star erano basati su un'immagine mentale, un desiderio, un'illusione.  Una volta quest'illusione "chiarita" la famiglia di Viktor si ricompone: un finale da commedia americana si, ma forse utile per il morale con i tempi che corrono.

L'alba del pianeta delle scimmie [2011 - 105 min.]

[Rise of the Planet of the Apes]

"Quelli che fanno le boccacce agli scimpanzé ci rivelano ciò che sono ben più di quello che dovrebbero" (Roger Ebert).   Mi aspettavo un film banalmente d'evasione, con grandi effetti speciali e zuffe hollywoodiane tra uomini e animali.  Sono rimasto piacevolmente sorpreso dall'intelligenza della trama che, pur con alcune banalità, offre ottimi spunti per un dibattito.

Un’ingegnere genetico lavora alacremente a un farmaco rivoluzionario in grado di curare il morbo di Alzheimer. I test vengono effettuati su degli scimpanzé. Dopo un pericoloso incidente lo scienziato si ritrova a dover accudire Caesar, un cucciolo a cui è stata uccisa la madre in laboratorio.  Lo scimpanzé, modificato geneticamente via la madre, è dotato di un’intelligenza vicina a quella dell'uomo e diventa molto superiore ai suoi simili. Quando l’animale viene allontanato dal suo amico, la sua fiducia negli umani decade totalmente. Diventa allora il leader per una spettacolare ribellione nei confronti della razza dominante.
Il film si presta a essere utilizzato anche con un pubblico "difficile", magari dipendente dalla cultura hollywwodiana. I temi trattati sono di grande attualità : i limiti etici della manipolazione genetica, il posto della scienza e della tecnologia nella nostra vita, l'armonia tra esseri umani e mondo animale, il rispetto della vecchiaia e della fase finale della vita umana.
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La Separazione [Jodaeiye Nader az Simin - 2011 - 117']

Con un approccio a tratti documentario, il film ci porta al cuore di due famiglie dell'Iran contemporaneo, una benestante e l'altra di condizioni modeste. In un intreccio complesso ma realista, il dramma della separazione della coppia protagonista si svolge sotto i nostri occhi con una logica implacabile.
Possibile ancora di salvezza sarebbe l'innocenza e la perspicacia delle giovani figlie, che mostrano l'indurimento dei cuori degli adulti e le loro contraddizioni.
Senza fronzoli, "La Separazione"  porta noi occidentali al cuore di problematiche che ci sono famigliari, ma anche lontane per le forme e i codici di comportamento.
Il ritmo è sostenuto e gli attori eccellenti: un grande cinema, vincitore dell'Orso d'Oro a Berlino, senz'altro meritato. Il film si presta molto a un dibattito sui "fondamentali" della famiglia e sulla qualità dei rapporti che riusciamo o meno a far progredire giorno per giono con quanti siamo in contatto.

Cane giallo della Mongolia [2005 - 93']

[Die Höhle des gelben Hundes]

Nansa, sette anni, figlia più grande di una famiglia di nomadi della Mongolia, torna dalla città dove studia.  Un giorno trova un cane abbandonato e lo porta all'accampamento.  Ma il padre di Nansa le chiede di mandarlo via, per paura che altre bestie selvagge - in particolare i lupi - siano attirati dal cane.
Finchè un giorno gli avvoltoi attaccano il fratellino più piccolo...
Questo film è un'ottima occasione per conoscere la vita dei nomadi della Mongolia, con i loro valori e le loro usanze.  Con spettatori anche molto giovani si può aprire un dialogo su modi di vita così lontani da quelli delle grandi città, ma anche sui rapporti famigliari e sui doveri che ciascuno ha, fin da piccolo.
Il film è stato molto apprezzato dai bambini, sia in sala che in vari festival.  Ma lo consiglio caldamente anche agli adulti per l'armonia tra natura e esseri umani che riesce a trasmettere.
critikat [fr]

L'inchiesta [1986 - 103 min.]

Tito Valerio Tauro viene inviato dall'imperatore Tiberio in Galilea per indagare sulla scomparsa del corpo di Gesù. Tito pensa di sbrigare in fretta il suo incarico e di far ritorno a Roma, ma l'inchiesta si complica.   Pilato fa di tutto per archiviare definitivamente il processo.  La moglie di Pilato, affascinata dalla personalità di Gesù, scuote l'agnosticismo di Tito.   I "valori" del messaggio di Gesù affiorano poco a poco e cozzano con un sistema basato sul potere e la sopraffazione.   Tito si convince che Gesù sia ancora vivo e che sia in atto una cospirazione per nasconderlo.  Facendosi passare per cristiano, inizia a cercare Maria di Magdala anche lei scomparsa.
Anche se il film non è un capolavoro, degli ottimi attori riescono a rendere il tutto credibile.   Interessante la ricostruzione storica, con i vari gruppi estremisti che combattono i romani. 
Il film si presta a un dibattito sui valori del cristianesimo, sia con credenti che non.

La Sposa Cadavere [The Corpse Bride - 2005 - 77 min.]

Con un film da 40 milioni di dollari Tim Burton ci porta in uno dei suoi mondi fantastici in cui si vorrebbe restare a lungo.  Ma al di là del mix di divertimento, piacere estetico e poesia, "La Sposa Cadavere" si presta a un dibattito sul rapporto di coppia e di fidanzamento in particolare.  Emily capisce che lei, da morta, non potrà fare la felicità di Victor, a cui è promessa sposa per un "disguido" tra mondo dei vivi e mondo dei morti. E proprio per rispetto della vita - e del destino - di Victor, Emily lo dona a un'altra donna.   Se l'amore di coppia è dono e non possesso, questo film può insegnarci qualcosa in mezzo a belle risate.

voirca [fr]    eyeforfilm [en]    rogerebert [en]   cinematografo [it]

Il discorso del re [The King's Speech - 2010 - 118 min. ]

Nel 1939 il duca di York viene nominato re dell'impero britannico suo malgrado. L'avversione alla alta carica pubblica viene in gran parte dalla balbuzie, un handicap troppo grave in un'epoca dove la radio sta diventando il mezzo privilegiato di comunicazione con il popolo.
Se l'ambientazione storica è sopraffina, colpisce ancor più la profondità e lo spessore umano che il regista Tom Hooper ha saputo dare ai rapporti di Giorgio IV con il suo entourage.  Risalta la figura di un eccentrico logoterapeuta, nel quale il re trova il suo primo vero amico.
Candidato a 12 oscar, il film si presta a un dialogo sull'handicap, la crescita personale e l'amicizia che, anche nel caso di un re, richiede uguaglianza tra gli amici.

También la lluvia [2010 - 104 min.]

Una troupe spagnola si trova in sud America per girare un film su Cristoforo Colombo.  Avendo un budget limitato, il produttore sceglie la Bolivia come location principale - dove Colombo non è mai stato - perchè li i costi del personale sono molto bassi.
Quello che il film nel film racconta - i misfatti dei colonizzatori spagnoli nel XVI secolo e la nascita di una coscienza sociale - si ripete con forme diverse ma con la stessa forza oggi.
E' una presa di coscienza drammatica per produttore, regista e attori : quello che volevano raccontare con una fiction diventa la loro esperienza personale.
Il film - che rappresenta la Spagna agli Oscar nel 2011 -  è una grande riuscita.  Illustra bene i ruoli di una troupe di cinema, aiutandoci a entrare nei rapporti spesso difficili alla base dalla creazione cinematografica. Può essere spunto per un dialogo sulla colonizzazione passata e presente. La nascita di una vera amicizia tra produttore e un indio aiuta a riflettere sui valori personali di ciascuno.

The Social Network [2010 - 120 min.]

The Social Network parla della nascita di Facebook, la rete sociale attualmente più usata al mondo. Anche se romanzata, la storia di Mark, Eduardo & company può stimolare una profonda riflessione.  Nell'incapacità di sviluppare rapporti "normali" con la gente reale (con le ragazze in particolare), Mark crea, grazie a internet, un modo di mettere in relazione milioni di persone.  Un cocktail originale di genio, sete di potere, ambizione e solitudine lo spingono a bisticciare con quelli che prima sembravano essere dei veri amici. Il folgorante successo economico di Facebook - da cui consegue una serie di processi,  mina definitivamente dei rapporti già precari.  Il film - di fattura eccellente sotto tutti i punti di vista - mostra anche bene il lato oscuro del processo creativo, e la solitudine di chi si avventura in territori inesplorati.  Piacerà a tanti anche per come rende l'atmosfera del campus di Harvard...
cinefile [it]  mymovies [it]
lemonde [fr]  cinopsis [fr]

Inception [2010 - 148 min.]

La complessità della trama di Inception non deve scoraggiare l'uso del film per il cineforum. Stuzzicare l'intelligenza degli spettatori può equilibrare un po' la piattezza dell'offerta cinematografica di tanti paesi.
Inception si presta innanzi tutto a parlare di ... cinema. Si puo' senz'altro partire dagli elementi più vistosi : la qualità del cast, gli effetti speciali mozzafiato, la musica. In un secondo momento il dialogo puo' essere orientato verso il montaggio : i tre livelli del subconscio in cui si penetra, con tre storie montate in parallelo, ognuna con la sua dilatazione particolare del tempo. Qui si apprezza il genio del regista!
Un terzo spunto per il dialogo puo' essere il rapporto con il nostro passato, che come uno scrigno o un buco nero, racchiude riuscite e falliment, gioie e dolori.  Meno evidente ma ben presente, è il rapporto di coppia : la libertà che il vero amore può/deve lasciare all'altro.
 rogerebert [en] wikipedia [en]
evene [fr] filmsactu [fr]
mymovies [it] cineblog [it]


L'albero [The Tree - 2010 - 100 min.]

Simona, otto anni, perde il papà di infarto.  Cerca di essere comunque felice, nonostante i contrasti con la mamma e i tre fratelli.  In questa ricerca della felicità, trova un rapporto con l'albero maestoso del giardino in cui crede sia presente il papà scomparso.  Passando dalla derisione alla complicità, anche la mamma e i fratelli cercano nel rapporto con l'albero il rapporto con il padre scomparso.  Il lutto sembra accantonato.  Sarà una tempesta a obbligare tutta la famiglia a fare una svolta decisiva.
Il film vale la pena di essere visto anche solo per le prestazioni della giovane attrice Simona. Si presta bene anche per un cineforum, con un dialogo sul nostro rapporto con le persone care scomparse e su quei momenti della vita in cui facciamo fatica a voltar pagina.

Toy Story 3 [2010 - 103 min.]

Andy - che ha passato tutta la sua infanzia con i "toys" - è cresciuto.  Sua madre lo obbliga allora a scegliere cosa fare dei vecchi giocattoli, abbandonati a se stessi da tempo.  Questi vengono regalati all'asilo "Sunnyside", dove si spera saranno utili ai bambini.  Ma l'asilo si rivela essere un lager dominato da un cattivissimo orso profumato alla fragola.
Le avventure esilaranti di Woody - leader dei giocattoli - e dei suoi compagni, è anche una riflessione profonda sul passaggio all'età adulta, sulla solidarietà, l'amicizia, la condivisione.  Il film - eccellente - è consigliato a tutti e si presta paricolarmente a un dialogo con i più giovani.

Invictus [2009 - 133 min. ]

Come dare il meglio di noi stessi agli altri?
Nello sforzo, nella tensione a "sorpassarsi": ecco la grande lezione di Invictus.  Il film - un altro capolavoro di Clint Esatwood -  fa un parallelo magistrale tra il superamento morale di se - il perdono incondizionato di chi ti ha tenuto in prigione ingiustamente per anni - ed il superamento fisico di se, cercare cioè di vincere delle partite di rugby che tutti i pronostici danno per perse.
Nel 1994 Nelson Mandela diventa presidente del Sud Africa, dopo aver passato 27 anni in prigione.   Si trova ad affrontare dei problemi giganteschi e la sua situazione è delicata: deve equilibrare le aspirazioni dei neri con le paure dei bianchi.  Le finali della coppa del mondo di rugby del 1995 hanno luogo in Sud Africa. Mandela coglie l'occasione per fare degli "Springboks" - la squadra nazionale - un simbolo dell'unità della nazione.
Un eccellente Morgan Freeman riesce a rendere a meraviglia la saggezza e la statura morale di Mandela.
Un film per tutti, da non perdere.

Precious [2009 - 109 min.]

Precious è una "balena" di 16 anni e 150 Kg.  Eppure, con la sua mancanza di "grazia" - assortita di ogni tipo di disgrazia che può succedere a un'adolescente - l'attrice Gabourey Sidibe riesce a creare dei momenti di cinema di una rara intensità e di una grande poesia.  In un equilibrio delicato tra la drammaticità di un'esistenza disperata, l'umore dei giovani immigrati di colore, la fotogenicità dei bassifondi di New York e i sogni naif dell'adolescenza, il regista Lee Daniels ci offre un film duro, molto duro, ma indispensabile.
Indispensabile per equilibrare la profusione di serie TV USA dell'america dei sogni.
Indispensabile per aprire gli occhi su tanta miseria morale che sta anche intorno a noi.   E come l'assistente sociale del film, porgere anche noi un'orecchio attento e senza giudizi a chi ha tanto bisogno di essere ascoltato.   E chissà quanti, come Precious, potrebbero ritrovare la voglia di vivere e di cavarsela.
"Precious" è il film più anti Hollywoodiano che io conosca, a parte forse American Movie  (che funziona, al contrario, sulla derisione).
Per la crudezza dei temi affrontati è consigliato dai 16 anni in su.

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Coraline [96 min. - 2009]

 Be careful what you wish for, Fai attenzione a quello che desideri ! mette in guardia il sottotitolo del magnifico film Coraline. Dietro le apparenze di un cartone animato per bambini, scopriamo un racconto che per bambini non è. Quando Coraline, animata dal desiderio di una famiglia migliore, scopre una realtà paralella, ci trascina in un mondo di incertezza e paura. Il desiderio di una vita diversa potrebbe spingerci a migliorare il nostro quotidiano. Coraline invece cerca altrove, e l'illusione diventa un incubo. Il percorso inquietante della protagonista si presta a un dialogo interessante con gli adolescenti e i pre-adolescenti. In particolare sui rapporti con i genitori di cui, a quell'età, si è spesso scontenti. L'aspetto leggermente horror del film sarà accattivante dai 12 anni in su.
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