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La Separazione [Jodaeiye Nader az Simin - 2011 - 117']

Con un approccio a tratti documentario, il film ci porta al cuore di due famiglie dell'Iran contemporaneo, una benestante e l'altra di condizioni modeste. In un intreccio complesso ma realista, il dramma della separazione della coppia protagonista si svolge sotto i nostri occhi con una logica implacabile.
Possibile ancora di salvezza sarebbe l'innocenza e la perspicacia delle giovani figlie, che mostrano l'indurimento dei cuori degli adulti e le loro contraddizioni.
Senza fronzoli, "La Separazione"  porta noi occidentali al cuore di problematiche che ci sono famigliari, ma anche lontane per le forme e i codici di comportamento.
Il ritmo è sostenuto e gli attori eccellenti: un grande cinema, vincitore dell'Orso d'Oro a Berlino e di un Oscar, premi senz'altro meritati. Il film si presta molto a un dibattito sui "fondamentali" della famiglia e sulla qualità dei rapporti che riusciamo o meno a far progredire giorno per giono con quanti siamo in contatto.
LeMonde [fr]

Il tempo dei cavalli ubriachi [Zamani barayé masti asbha - 2000 - 80 min.]

Il primo lungo metraggio di Bahman Ghobadi racconta qualche giorno della vita di 5 fratelli e sorelle in un villaggio del Kurdistan, alla frontiera tra Iran e Iraq. Quando il padre salta su una mina, i lavoretti trovati qua e là diventano essenziali per sopravvivere.  Mosso dalla pietà per il fratello handicappato che ha bisogno urgente di cure, Ayoub si unisce a un gruppo di contrabbandieri per andare a vendere il mulo in Iran.  Camera d'oro a Cannes, il film è un'immersione in un mondo che ci coinvolge perchè acutamente reale.
E' stato un bel rischio proiettare questo film a un gruppo di adolescenti nel 2011. Il tema del weekend era "Aprire gli orizzonti attraverso il cinema": partendo da "Gladiator" - con l'analisi approfondita della prima sequenza - siamo passati a un documentario USA (Young at Heart) e poi a una commedia francese (Effroyables Jardins). "Il Tempo dei Cavalli Ubriachi" concludeva il weekend ed è stato seguito con molta attenzione, nonostante lo stile neorealista, la lentezza e una certa tristezza della storia.  Il dialogo che ha seguito la proiezione, essenziale ma profondo,  ha mostrato che vale la pena far scoprire delle opere di valore anche ai più giovani.  Anzi è proprio li che bisogna cominciare.