Può un film intitolato “Le crociate” aiutarci a vivere un presente come quello attuale in cui l’estremismo religioso contamina il mondo? Il film epico di Ridley Scott ci può aiutare a distinguere tra ciò e chi è veramente religioso da chi invece non è animato dallo Spirito di Dio ma da una ideologia religiosa che da’ frutti di violenza e male.
Il francese Baliano viene raggiunto nel suo villaggio dal padre Goffredo – che non conosceva – e insieme partono per le crociate. Dopo varie avventure, solo Baliano arriverà a Gerusalemme, rivelandosi una persona dall’animo realmente ispirato e un un valoroso guerriero. Il Re di Gerusalemme, malato di lebbra, dopo aver combattuto e battuto i musulmani di Salah Adin, ha compreso che realizzare il regno di Dio in terra non è tanto il dominio cristiano di Gerusalemme, ma una convivenza virtuosa con il mondo musulmano, che ha anch’esso diritto di esistere e di accedere ai luoghi Santi. La convivenza pacifica è però continuamente messa in pericolo da cavalieri cristiani che provocano scontri, mettendo a rischio la delicata pace.
Una delle scene più significative è quella in cui si incontrano i due capi, alle cui spalle si delineano i due eserciti pronti allo scontro. I due esperti e saggi capi si scambiano poche ma dense parole: nonostante le stragi, entrambi tengono sopra ogni cosa a una convivenza pacifica, che richiede forza ed equilibrio continui, senza cedere alle continue provocazioni.
Senza aspettarsi una ricostruzione storica fedele, il film può essere un'occasione di dialogo su argomenti molto attuali, come lo « scontro delle civiltà ». Una delle numerose piste è di cogliere attraverso i vari personaggi di entrambi le parti chi sono gli operatori di pace e quali sono le decisioni che possono invece portare alla guerra. (Luca Marchi)
Proposte di film adatti al cineforum per giovani e adulti
A cura di Mario Ponta
Visualizzazione post con etichetta Palestina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Palestina. Mostra tutti i post
Zaytoun [2012 - 110']
Tra i tanti israeliani che credono e lavorano per la pace, il regista Eran Riklis ci propone un viaggio dietro le quinte del conflitto israelo-palestinese.
Con finezza e umore, il film Zaytoun (l’olivo) racconta l’amicizia tra un soldato israeliano catturato dai palestinesi e un dodicenne del campo avverso.
Nella prima parte del film, il punto di vista dei ragazzini palestinesi ci mostra aspetti della guerra ai quali non siamo abituati. Poi la sceneggiatura si fa più “adulta”: spinti dall’istinto di sopravvivenza, Fahed - il giovane palestinese, e Yoni - il soldato israeliano, sono costretti alla convivenza e all’aiuto reciproco. Nasce così una amicizia, fragile come le speranze di pace di quei popoli.
Se il film può sembrare eccessivamente ottimista, e gli angoli ben smussati dei campi avversi troppo utopici, possiamo però apprezzare lo sforzo in direzione della comprensione tra popoli ostili. Non mancano le scene d’azione e il suspense, che rendono l’insieme piacevole e senza tempi morti.
Come il piccolo olivo, coltivato dal padre di Fahed con la speranza di piantarlo un giorno nella terra abbandonata per via della guerra, così questo “piccolo” film può aiutare a crescere in noi la predisposizione alla pace. Dai 14 anni.
Con finezza e umore, il film Zaytoun (l’olivo) racconta l’amicizia tra un soldato israeliano catturato dai palestinesi e un dodicenne del campo avverso.
Nella prima parte del film, il punto di vista dei ragazzini palestinesi ci mostra aspetti della guerra ai quali non siamo abituati. Poi la sceneggiatura si fa più “adulta”: spinti dall’istinto di sopravvivenza, Fahed - il giovane palestinese, e Yoni - il soldato israeliano, sono costretti alla convivenza e all’aiuto reciproco. Nasce così una amicizia, fragile come le speranze di pace di quei popoli.
Se il film può sembrare eccessivamente ottimista, e gli angoli ben smussati dei campi avversi troppo utopici, possiamo però apprezzare lo sforzo in direzione della comprensione tra popoli ostili. Non mancano le scene d’azione e il suspense, che rendono l’insieme piacevole e senza tempi morti.
Come il piccolo olivo, coltivato dal padre di Fahed con la speranza di piantarlo un giorno nella terra abbandonata per via della guerra, così questo “piccolo” film può aiutare a crescere in noi la predisposizione alla pace. Dai 14 anni.
eyeforfilm [en] - avoir-alire [fr]
-
-
Zaytoun
Zaytoun - Geborene Feinde, echte Freunde
Zaytoun
-
Zaytoun
Zaytoun - Geborene Feinde, echte Freunde
Zaytoun
Il Figlio Dell'Altra [Le Fils de l'autre - 2012 - 105 min.]
In Israele due bambini sono scambiati in culla appena nati a causa del bombardamento dell'ospedale. L'ebreo cresce "di là dal muro", in una famiglia palestinese, mentre quello che si prepara a fare il soldato al servizio dell'esercito israeliano scopre di essere palestinese...
Joseph e Yacine devono sormontare pregiudizi millenari, accompagnati da genitori che alternano slanci d'apertura e rifiuti categorici.
La regista francese Lorraine Lévy, seppure con una punta di femminismo, riesce a parlare di drammi terribili attraverso la storia di persone comuni. I fatti che accadono loro, piccoli ma eccezionali, descrivono meglio di tante analisi politiche l'essenza dei problemi di quella gente.
La scoperta della propria identità originaria è un colpo destinato a scombinare le carte degli affetti, dei pregiudizi e delle convinzioni, ma anche a generare inevitabili domande sul destino, sulla determinazione “naturale” e sulla libertà. (i Sentieri del Cinema).
Dai 16 anni in su.
Joseph e Yacine devono sormontare pregiudizi millenari, accompagnati da genitori che alternano slanci d'apertura e rifiuti categorici.
La regista francese Lorraine Lévy, seppure con una punta di femminismo, riesce a parlare di drammi terribili attraverso la storia di persone comuni. I fatti che accadono loro, piccoli ma eccezionali, descrivono meglio di tante analisi politiche l'essenza dei problemi di quella gente.
La scoperta della propria identità originaria è un colpo destinato a scombinare le carte degli affetti, dei pregiudizi e delle convinzioni, ma anche a generare inevitabili domande sul destino, sulla determinazione “naturale” e sulla libertà. (i Sentieri del Cinema).
Dai 16 anni in su.
leparisien [fr]
rogerebert [en]
gazzettadiprma [it]
sentieridelcinema [it]
Paradise Now [2005 - 90 min.]
Le notizie di atti terroristici - spesso perpetrati da kamikaze - sono così frequenti che quasi non ci facciamo più caso. La condanna è in noi quasi automatica, condita alle volte da una punta di razzismo. Il regista palestinese Hany Abu-Assad, prendendo le distanze dalla superficialità dei mass media, ci fa rivivere 24 ore nella testa di un giovane kamikaze. Pur mostrando l'incoerenza del fanatismo islamico, e senza minimamente approvare il terrorismo, riesce a farci capire le motivazioni di un giovane che decide di sacrificare la sua vita per una grande causa. Il film è una perla per questo equilibrio delicato. Senza bisogno di mostrarci scene di esplosioni o corpi dilaniati, il racconto è molto ben articolato con dei momenti di suspense da thriller.
Paradise Now potrebbe essere seguito da London River che mostra piuttosto il punto di vista di due vittime del terrorismo.
Paradise Now potrebbe essere seguito da London River che mostra piuttosto il punto di vista di due vittime del terrorismo.
Iscriviti a:
Post (Atom)




