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La Grande Bellezza [2013 - 140']

La ricerca dell’autenticità, dell’ispirazione e della “grande bellezza” nel film vincitore del Premio Oscar Per il Miglior Film Straniero 2014.
Paolo Sorrentino, regista in stato di grazia, parla di tutti noi nel suo miglior lavoro.
Scrittori falliti, borghesi insoddisfatti, scalatori sociali, nobili decaduti, politici in declino, cardinali devoti più alla cucina che non alla spiritualità… E’ questo lo squallido teatrino al quale assiste impotente Jep Gambardella, critico teatrale, scrittore e “re dei mondani”. Jep è sensibile, colto e consapevole della sua condizione, ma rimane convinto di non avere la forza e la motivazione per uscire dalla sua paralisi spirituale. La situazione cambia quando Jep compie sessantacinque anni. Il giorno successivo, infatti, scopre con grande dolore che il suo più grande amore giovanile, Elisa, è morta. Ancora più lo sconvolge il fatto che Elisa non abbia mai smesso di amarlo, nonostante la brevità della loro storia. Questo evento porta Jep a rivalutare completamente la sua esistenza, alla ricerca di un’ispirazione che gli permetta di portare alla luce un nuovo romanzo. Momenti di squallida mondanità si alterneranno a “sparuti e incostanti sprazzi di bellezza”, in questa lunga e faticosa ricerca.
Tra i vari - interessantissimi - personaggi impossibile non citare La Santa, o meglio Suor Maria, capace di travolgere Jep grazie alla sua intensa spiritualità. Ella è colei che sfida la mondanità e la vuotezza (“La povertà non si racconta, si vive”).
Un film complesso e non per tutti, ma una bella occasione di confrontarsi a una gande opera cinematografica. Dai 16 anni, con riserve.
(Scheda realizzata con la collaborazione di Damiano Ravera)
rogerebert [en] - ilsussidiario [it] - ecranlarge [fr] - moviepilot [de]


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Centochiodi [2007 - 92']

"Il titolo nasce da una mia ossessione: quella di inchiodare qualcuno per impedirgli di fare del male" spiega il regista Ermanno Olmi. "Chi raccontare? Chi ricordare fra tanti come esempio assoluto di umanità cui poterci riferire nei momenti bui per trovare sostegno e speranza? - dice il regista – È scontato dire il Cristo? Sì: il Cristo Uomo, uno come noi, che possiamo incontrare in un qualsiasi giorno della nostra esistenza, in qualsiasi tempo e luogo. Il Cristo delle strade, non l'idolo degli altari e degli incensi. E neppure quello dei libri, quando libri e altari diventano comoda formalità, ipocrita convenienza o addirittura pretesto di sopraffazione (...)".

Con grande sgomento delle istituzioni - la chiesa, i rappresentanti della cultura, i carabinieri - viene scoperta “una strage di libri” in una sala di biblioteca ricca di preziosi volumi. Questi sono stati trafitti da grossi chiodi, che assomigliano a quelli usati per crocifiggere il Cristo.
Il responsabile della strage è un attraente professore di filosofia dai tratti messianici, che decide di lasciare tutto e andare a vivere sulle rive del fiume Po.  Attraverso rapporti semplici e profondi, il moderno profeta mette in luce i valori della gente dei dintorni, dando speranza e consolidando la comunità.  Alla fine, una volta sistemate le cose con la giustizia "in città", tutti aspettano il ritorno del neo-profeta sulle rive del Po. Ma invano, lasciando il film aperto alle interpretazioni più varie e... alla critica, che in certi casi ha cercato di inchiodare il film.
Mi sembra che il film sia sotteso da una bella poesia e allo stesso tempo un contenuto di grande spessore: un ottimo spunto per il dialogo. Purtroppo il film è difficilmente reperibile in altre lingue.