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About a Boy [2002 - 101']

Una commedia divertente e con qualche buona idea sulla gestione delle responsabilità dei formatori: genitori, figli e animatori in generale.
Will è uno scapolo incallito, playboy, abbastanza ricco da non dover lavorare, e ben cosciente del proprio egocentrismo. Il massimo della libertà se la prende a Natale, davanti a un film horror e finendo la giornata ubriaco. Per trovare nuove donne "disponibili" non esita a fingersi padre single e comincia a frequentare un centro sociale.  Qui i genitori single cercano di aiutarsi a vicenda, ma i piani di Will si inceppano quando incontra il dodicenne Marcus, figlio di una hippy costantemente depressa. Il ragazzo riesce a sgretolare l'orgoglio individualista di Will, che pensava di poter vivere come un'isola tutta la vita.
Pian piano Will si apre e cerca di aiutare Marcus, che vive delle situazioni difficili sia a casa, con una madre suicidaria, che a scuola, dov'è oggetto di derisione da parte di tutti.  In realtà sarà Marcus, con purezza di cuore e buon senso, che aiuterà Will ad assumere le prime responsabilità della sua vita.
Mi sembra questo film possa essere un'ottima base al dialogo sulle responsabilità educative che abbiamo tutti. Gli adulti verso i giovani. Ma soprattutto i giovani verso gli adulti. Nel senso che sarebbe intelligente da parte degli adulti accettare di farsi formare - almeno un po' - dai giovani : ho provato e si impara un sacco !
Dai 14 anni.                          [ scarica il PDF di questo articolo : http://goo.gl/GpTgZl ]

filmup [it]  -  rogerebert [en]  -  abusdecine [fr]

I Wish [Kiseki - 2011 - 128 min.]

Siamo a 3/4 del film: Koichi (12 anni) e Ryu (Ryunosuke, 10 anni) stanno in piedi, schiena contro schiena, per verificare "se sono cresciuti".  I due fratelli non si vedono da sei mesi, a causa della separazione dei genitori (Koichi è rimasto con la mamma e Ryu è partito con il papà). Rimangono così per un po', dritti, "grandi", responsabili. Il dialogo porta sulla famiglia, la separazione; si assicurano che ciascuno stia vegliando bene sul genitore che gli è affidato.  I due fratelli si sono ritrovati segretamente per ottenere un miracolo, in un luogo dove per la prima volta due treni a gran velocità (i Shinkansen) dovrebbero incrociarsi, sprigionando una grande energia con degli effetti magici.  Il "miracolo" (Kiseki in giapponese) che Koichi e Ryu chiedono è la riunione della famiglia.  La forza magica sta innanzi tutto nel desiderare questa riunione, un desiderio che si tinge quasi di sacro nel film del regista Koreeda e viene infatti rispettato e sostenuto dai componenti di quell’altro “mondo” che è in grado di riconoscerlo: quello degli anziani (Appunti sul cinema giapponese contemporaneo).  Oltre al nonno, complice astuto, aiutano la "fuga" altri ragazzi (compagni di scuola), ciascuno con un desiderio nel cuore.  (La breve sequenza di immagini simboliche che rievocano i desideri dei ragazzi è uno dei grandi momenti del film).  Non importa che i desideri si realizzino o no: è la speranza che i giovani protagonisti trasmettono agli adulti e agli spettatori.  Speranza che spinge a superare una tappa della vita e quindi aiuta a crescere.
Va sottolineato che attori, sceneggiatura e montaggio sono eccellenti.
Il film si presta a parlare del senso della famiglia, del rapporto tra fratelli, del superamento di noi stessi impegnandoci in progetti al servizio della comunità.  Dai 10 anni in su.

La Separazione [Jodaeiye Nader az Simin - 2011 - 117']

Con un approccio a tratti documentario, il film ci porta al cuore di due famiglie dell'Iran contemporaneo, una benestante e l'altra di condizioni modeste. In un intreccio complesso ma realista, il dramma della separazione della coppia protagonista si svolge sotto i nostri occhi con una logica implacabile.
Possibile ancora di salvezza sarebbe l'innocenza e la perspicacia delle giovani figlie, che mostrano l'indurimento dei cuori degli adulti e le loro contraddizioni.
Senza fronzoli, "La Separazione"  porta noi occidentali al cuore di problematiche che ci sono famigliari, ma anche lontane per le forme e i codici di comportamento.
Il ritmo è sostenuto e gli attori eccellenti: un grande cinema, vincitore dell'Orso d'Oro a Berlino e di un Oscar, premi senz'altro meritati. Il film si presta molto a un dibattito sui "fondamentali" della famiglia e sulla qualità dei rapporti che riusciamo o meno a far progredire giorno per giono con quanti siamo in contatto.
LeMonde [fr]