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The Finishers [De Toutes nos Forces - 2014 - 86']

Un film molto adatto per un cineforum e/o una serata in famiglia (*).
Paul - tecnico per la manutenzione delle teleferiche – diventa scontroso e irascibile quando perde il lavoro. In famiglia i rapporti sono complicati anche a causa di Julien, il figlio diciassettenne su una sedia a rotelle. Paul infatti fa fatica ad accettarne l'handicap. Non è d'aiuto l'atteggiamento di Julien che, nonostante sia celebro-leso, fa una "normalissima" crisi d'adolescenza. Ma la sua inquietudine, e il rifiuto dell'autorità paterna, si cristallizzano un bel giorno in una sfida: concorrere insieme - padre e figlio - alla Ironman France di Nizza, una gara di triathlon molto impegnativa. Anche se Paul vi ha già preso parte anni prima, la sfida è enorme per riuscire, in pochi mesi, a ritrovare la forma fisica del passato. Interessante il ruolo della madre che dapprima spinge Paul a interessarsi del figlio, ma poi ha paura dell'impegno dei due in una impresa così temeraria. Il progetto comune sarà comunque un toccasana per tutta la famiglia e per gli amici. Spettacolari le immagini della partenza della gara, quando migliaia di persone si gettano in mare per la prima prova del triathlon.
“ De Toutes nos Forces ” (* speriamo presto anche in una versione italiana) può aiutarci a dialogare sull'handicap, e più in generale sul nostro modo di accettare le persone “diverse”. Il film dà anche delle ottime piste di riflessione sui rapporti famigliari e sull'importanza di portare avanti dei progetti, a tutte le età.
Consigliato dai 14 anni.

avoir-alire [fr] - thefilmstage [en] - mymovies [it]

Trailer fr + en

The Finishers
-
The Finishers
Mit Ganzer Kraft
De Toutes nos Forces

Vado a Scuola [Sur le chemin de l'école - 2013 - 75']

In tante parti del mondo - e particolarmente nei paesi più poveri - l'istruzione è una conquista. Il documentario "Vado a Scuola" racconta del faticoso cammino di quattro ragazzi e ragazze per raggiungere la loro scuola: a piedi, a cavallo, su una sedia a rotelle. La voglia di imparare per prepararsi a un futuro migliore li aiuta a superare ogni sorta di difficoltà.  Un aspetto interessante del film è la solidarietà che fa da contrappunto a ogni storia: che sia per accompagnare le sorelle più giovani, aiutare un'amica che ha male ai piedi, o spingere il fratello handicappato su una precaria sedia a rotelle.  Le immagini molto curate e una buona colonna sonora compensano una regia un po' artificiale, che rischia - a tratti - di trasformare il filo conduttore del film in messaggio ideologico.  Ma nell'insieme il film è molto piacevole, anche perchè ci aiuta a scoprire modi di vita molto lontani gli uni dagli altri: Kenia, Marocco, Patagonia, India. E se le quattro storie ci mostrano situazioni di grande povertà economica, il film sottolinea soprattutto la dignità di ognuno, riuscendo a trasmetterci ottimismo e voglia di vivere.  Dai 10 anni.

avoir-alire [fr]  -  cinemafrica [it]

Vado a scuola
?
On the Way to School
Auf dem Weg zur Schule
Sur le chemin de l'école



Dear Frankie [2004 - 102 min.]

Frankie è un ragazzino scozzese di 9 anni, sveglio e profondo.  Corrisponde per lettera con il papà marinaio, sempre in viaggio.  In realtà le lettere che Frankie riceve sono scritte da Lizzie, la mamma con cui vive e che gli ha "inventato" un papà, nascondendo la verità su quello vero, uomo instabile e violento.  La comunicazione epistolare diventa poco a poco indispensabile per madre e figlio. Frankie infatti vive chiuso in un mondo tutto suo a causa della sordità e le lettere sono per Lizzie "l'unico modo di sentire la sua voce".  Ma un giorno, si scopre che la nave "Accra" su cui sarebbe imbarcato papà, esiste davvero, e che deve arrivare nel vicino porto di Glasgow.  Frankie aspetta allora con ansia il momento di incontrare suo padre.  La mamma ricorre allora a un espediente...
Il film ci porta con delicatezza a condividere sogni, illusioni e speranze dei protagonisti, tutti molto credibili.  La loro fantasia aiuta a evitare il melodramma, trovando equilibrio e serietà per affrontare temi delicati : assenza/presenza del padre, solitudine, handicap, violenza famigliare.
Dai 14 anni in su.
filmup [it]  -  rogerebert [en]  -  film-et-culture [fr]

Dear Frankie
Mi querido Frankie
Dear Frankie
Lieber Frankie

Dear Frankie
Il trailer non esiste in italiano, sorry ...

Basta guardare il cielo [The Mighty - 1998 - 100 min.]

" Tu hai bisogno di un cervello, io di gambe ... e il Mago d'Oz non abita a sud di Cincinnati ".  Con questa frase Kevin - ragazzino superdotato ma con un grave handicap fisico - decide di fare amicizia con Maxwell.  Quest'ultimo è un po' tonto, ma gigantesco e con una grande forza fisica.  Entrambi hanno un passato famigliare difficile.  Kevin è stato abbandonato dal padre alla scoperta della malattia, e vive con la madre.  Max vive con i nonni da quando suo padre è andato in prigione per aver ucciso la moglie. Questa favola moderna sottolinea che l'amicizia può riempire tanti vuoti e dare un senso a certe battaglie quotidiane: contro i bulli che lo perseguitano per Max, contro la malattia che non gli dà tregua per Kevin. Ispirandosi ai Cavalieri della Tavola Rotonda, i due amici agiscono per la giustizia sognando di compiere grandi gesta. Insomma, un’amicizia che può riscattare una vita segnata dal dolore e dalla malattia (Sentieri del Cinema). Se i buoni sentimenti del film possono dar fastidio a qualche adulto (la critica francese è stata spietata), per altri Basta Guardare il Cielo può essere un'ottima occasione per dialogare con preadolescenti e adolescenti su aspetti fondamentali del loro quotidiano.  Il film è anche molto adatto a una serata in famiglia.
Dai 12 anni in su.
rogerebert [en]  -  reelviews [en]
sentieridelcinema [it]  -  wikipedia [it]

Basta guardare il cielo
Un Mundo A Su Medida
The Mighty
The Mighty
Les Puissants
Il trailer non esiste in italiano, sorry ...

The Elephant Man [1980 - 123']

"Quello di David Lynch non è un invito al pietismo. Vuol farci prendere coscienza che lo spirito non deve essere considerato lo schiavo del corpo che lo ospita." [Claude Baignères, L’Aurore]
John Merrick è nato con un aspetto mostruoso a causa di una rara malattia.  Sfruttato per anni come fenomeno da baraccone, viene scoperto dal chirurgo Frederick Treves (un eccellente Anthony Hopkins). Il famoso medico londinese comincia semplicemente con lo studio clinico del "caso". L'uomo elefante si rivela però essere una persona sensibilissima e raffinata e tra i due nasce una profonda amicizia. Frederick Treves si batte allora per far accettare John dalla società che - allora come oggi - teme quello che non conosce. Una fotografia in bianco e nero e delle riprese "all'antica" servono a meraviglia la grandezza d'animo di un personaggio che ci ricorda qualche verità fondamentale.  Citiamo tra le altre:
  • Io sono felice di ogni ora del giorno.
  • La mia vita è piena perchè so di essere amato.
  • Ho trovato me stesso.
L'attore John Hurt riesce a rendere i sentimenti del "mostro" con un'arte dell'interpretazione sopraffina.
Oltre farci passare un momento di grande cinema, "The Elephant Man" può stimolare un dialogo interessante sull'accettazione dei "diversi", ma anche su come ognuno di noi riesce ad accettare le sue piccole o grandi "mostruosità" personali.
"La storia dell'uomo elefante veicola degli archetipi che ciascuno ha in se. Stranamente la gente si identifica a questo personaggio.  Le minorità si sono identificate a John Merrick perchè ha sopportato la sua disgrazia in un modo talmente bello che induce all'ammirazione." [da un'intervista al regista David Lynch]
Dai 14 anni in su.

eyeforfilm [en]  -   movie-vault [en]
wikipedia [fr]  -  cinematheque [fr]
cinemadelsilenzio [it]  - cinefilos [it]

The Elephant Man
El Hombre Elefante
The Elephant Man
Der Elefantenmensch
Elephant Man

Gattaca, la Porta dell'Universo [Gattaca - 1997 - 106']

Uno dei film di fantascienza più intelligenti e provocanti [rogerebert]
La storia è ambientata nel futuro, dove gli esseri umani sono divisi in due categorie : i validi, nati con delle caratteristiche genetiche perfette, che hanno i ruoli più prestigiosi nella società e i non validi, relegati ai servizi più umili.  Vincent, che è stato generato senza ricorrere alle manipolazioni genetiche, ha delle carenze cardiache ed è quindi considerato non valido.  Vuole però diventare astronauta a tutti i costi e riesce, attraverso sotterfugi da fantascienza appunto, a entrare a Gattaca, l'ente aerospaziale.  Vincent "compra" l'identità genetica di un atleta valido, che è ormai su una sedia a rotelle a causa di un incidente.  Suspense e colpi di scena si alternano per tutto il film, una delle migliori pellicole di Andrew Niccol (S1m0ne, Lord of War).
Dalla ricerca della propria identità, alle anomalie – come la generosità – che inceppano quello che dovrebbe essere un orologio perfetto, gli argomenti per un dialogo sono tanti.  Consigliato dai 16 anni in su, con qualche scena un po' delicata ...
wikipedia [it]

Mi chiamano Radio [Radio - 2003 - 105 min.]


"Se cercate un film in cui non esplodono bombe ma emozioni, non si infligge dolore ma si guarisce, e se volete assistere a una storia americana popolata da gente semplice, dai volti bellissimi, che prende decisioni complesse in nome della tolleranza, correte a vedere Mi chiamano Radio" (Francesco Alò, Il Messaggero 14/05/2004).    Si tratta della vera storia di James Kennedy, ragazzo nero handicappato mentale, detto "Radio" per la sua mania di collezionare apparecchi radio. L'allenatore della locale squadra di football americano si interessa al ragazzo semplicemente perchè "gli sembra giusto", integrandolo alla vita della squadra secondo le sue capacità limitate.  Non mancano pregiudizi e cattiverie, sia da parte di giovani che di adulti, che considerano la presenza di Radio un "disturbo", un'anomalia.  Coach Jones (l'allenatore), con perseveranza e sfidando i pregiudizi, riuscirà a scuotere i benpensanti della piccola cittadina del sud per aiutarli a superare le loro paure.  Anzi arriverà a far capire che "è molto più quello che riceviamo da una persona così, che quello che diamo".
Un film eccellente per dialogare su pregiudizi, esclusione e sul delicato equilibrio che ciascuno deve trovare tra vita pubblica e impegni famigliari.

Edward mani di forbice [1990 - 105 min.]

[Edward Scissorhands]
Con Edward mani di forbice il regista Tim Burton crea uno dei suoi "mondi" fantasiosi, dove poesia e satira si alternano in un delicato equilibrio.
Edward è la creazione di uno scienziato geniale che muore prima di completare la sua opera.  Con delle forbici al posto delle mani, la "creatura" è adottata da una banale famiglia di una banalissima cittadina degli Stati Uniti.  L'eroe triste
viene dapprima considerato come un numero da circo: mezzo paese si affolla per farsi tagliare i capelli o far tosare il cane. Ma in poco tempo Edward si ritrova messo al bando a causa della sua eccessiva diversità.  Le contraddizioni e la ristrettezza di vedute della piccola borghesia di provincia - in questo caso degli USA - può aiutarci a riflettere sulla nostra apertura e sul modo che abbiamo di guardare e giudicare gli altri.  La solitudine di Edward può essere un tema di dialogo sulle sofferenze che alle volte infliggiamo agli altri con i nostri atteggiamenti superficiali.
Nonostante si trattidi un film "vecchio" (1990), la storia conserva tutto il suo fascino e può essere un buon supporto per aprire un dialogo con adolescenti e adulti.
wikipedia [it]

Stopped on Track [2011 - 95 min.]

[Halt Auf Freier Strecke]
Guardare la morte in faccia e morire con dignità: ecco i temi principali del film.  Tra documentario e fiction, il regista tedesco Andreas Dresen ci offre un'opera di un grande coraggio. Imbarazzo e disagio abitano la prima scena del film: un medico annuncia a Frank che ha un tumore al cervello che gli lascia solo qualche mese di vita.  Alla disperazione di Frank fa eco la tenerezza di moglie e figli (8 e 14 anni), che decidono di tenere papà a casa fino alla fine. Certo non mancano le tensioni, provocate dal degrado fisico e psichico del malato, e dalla mancanza di preparazione dei famigliari per una tale prova.
Sono rari i film in cui si mostra una morte che non sia violenta.  E quanto più vediamo la morte "spettacolo" sui piccoli o grandi schermi, quanto più invece tendiamo a rimuovere dalla nostra esperienza la morte reale di chi ci sta vicino (MyMovie).  La decisione di Simone (la moglie) di seguire Frank da vicino - piuttosto che di affidarlo a un ospedale - è un grande esempio di fedeltà nella coppia e di formazione dei figli: anche loro dovranno crescere mentre papà diminuisce, e imparare a guardare in faccia la morte.
Il film mostra situazioni che molte famiglie vivono nella società occidentale, con i momenti di scoraggiamento e di unità rinnovata.  Un dialogo alla fine della proiezione sarà molto utile per aiutare i più giovani ad affrontare il mistero del trapasso, oltre ad argomenti come la malattia, la vita di coppia, l'educazione.  Dai 16 anni.
critic [de]
lacroix [fr]
mymovies [it]
telegraph [en]

Lo scafandro e la farfalla [2007 - 112 min.]

[Le scaphandre et le papillon]
A Jean-Dominique -colpito recentemente da ictus - è rimasto un unico modo di comunicare con il mondo : il movimento di una palpebra.   L'occhio sinistro è diventato il punto d'incontro tra una vita interiore - più ipotizzata che recepita da chi gli sta accanto - e un ambiente circostante che sembra allontanarsi terribilmente.
Di quel mondo esterno facevano parte il lavoro di manager della rivista di moda "Elle", i soldi, una famiglia, l'amante.  La prova lo scava senza pietà, facendo emergere una profondità che ci è restituita dal regista Julian Schnabel con una rara maestria.   Jean-Dominique Bauby è un personaggio reale che è riuscito a "dettare" un libro sulla la sua esperienza attraverso i movimenti di una sola palpebra.  Trasformare quel testo in un film di una tale qualità, è una prova di coraggio è di grande talento.
Lo scafandro e la farfalla riesce a trasmetterci anche il coraggio di Jean-Dominique, oltre la sua sete di vivere.  Ci apre larghi spazi di dialogo sulla coscienza umana, oltre che sul modo di rapportarci tra sani e malati.   Dai 16 anni in su.

Il discorso del re [The King's Speech - 2010 - 118 min. ]

Nel 1939 il duca di York viene nominato re dell'impero britannico suo malgrado. L'avversione alla alta carica pubblica viene in gran parte dalla balbuzie, un handicap troppo grave in un'epoca dove la radio sta diventando il mezzo privilegiato di comunicazione con il popolo.
Se l'ambientazione storica è sopraffina, colpisce ancor più la profondità e lo spessore umano che il regista Tom Hooper ha saputo dare ai rapporti di Giorgio IV con il suo entourage.  Risalta la figura di un eccentrico logoterapeuta, nel quale il re trova il suo primo vero amico.
Candidato a 12 oscar, il film si presta a un dialogo sull'handicap, la crescita personale e l'amicizia che, anche nel caso di un re, richiede uguaglianza tra gli amici.

Rosso come il cielo [2006 - 96 min.]

" Quando siamo usciti dal cinema eravamo più grandi, più maturi, più aperti nella mente e nel cuore " [Quand on est sorti de la salle, on était plus grand, plus mature, plus ouvert dans notre tête ete dans notre coeur] Jeanne-Laure.
Questa frase, tratta dal concorso di critica cinematografica per i licei organizzata nel sud della Francia, esprime bene l'effetto che puo' avere "Rosso come il cielo" su ciascuno di noi.
Mirco perde la vista a 10 anni per un incidente ed è costretto a vivere in un istituto per non vedenti.  Grazie a un registratore a bobina, scopre il mondo del suono e la possibilità di creare storie fantastiche sviluppando talento e creatività.  Il direttore dell'istituto non approva questa esperienza innovativa ma Mirco non si rassegna e con la sua passione riesce a coinvolgere i suoi compagni.
Il film si presta a un bel dibattito su vari argomenti.  Per esempio:
  • il rapporto con i nostri sensi e l'equilibrio tra di essi;
  • lo sviluppo della fantasia, alle volte "repressa" a causa del bombardamento quotidiano delle immagini;
  • il rispetto per le persone "diverse", per esempio gli handicappati;
  • i sogni che possono orientare la nostra vita.
In ogni caso un film da non perdere.
cinefile [it]

Il tempo dei cavalli ubriachi [Zamani barayé masti asbha - 2000 - 80 min.]

Il primo lungo metraggio di Bahman Ghobadi racconta qualche giorno della vita di 5 fratelli e sorelle in un villaggio del Kurdistan, alla frontiera tra Iran e Iraq. Quando il padre salta su una mina, i lavoretti trovati qua e là diventano essenziali per sopravvivere.  Mosso dalla pietà per il fratello handicappato che ha bisogno urgente di cure, Ayoub si unisce a un gruppo di contrabbandieri per andare a vendere il mulo in Iran.  Camera d'oro a Cannes, il film è un'immersione in un mondo che ci coinvolge perchè acutamente reale.
E' stato un bel rischio proiettare questo film a un gruppo di adolescenti nel 2011. Il tema del weekend era "Aprire gli orizzonti attraverso il cinema": partendo da "Gladiator" - con l'analisi approfondita della prima sequenza - siamo passati a un documentario USA (Young at Heart) e poi a una commedia francese (Effroyables Jardins). "Il Tempo dei Cavalli Ubriachi" concludeva il weekend ed è stato seguito con molta attenzione, nonostante lo stile neorealista, la lentezza e una certa tristezza della storia.  Il dialogo che ha seguito la proiezione, essenziale ma profondo,  ha mostrato che vale la pena far scoprire delle opere di valore anche ai più giovani.  Anzi è proprio li che bisogna cominciare.